Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato

Domenica, il 29.09.2019 alle ore 11.00 – Santa Messa presieduta dal Nostro Vescovo, Mons. Stefano Manetti e p. Gaspare, il responsabile diocesano per i migranti. Dopo la S. Messa è previsto un momento conviviale. Sono gradite le pietanze tipiche dei vari paesi. Vi invitiamo tutti carissimi, specialmente non italiani.

 

Pubblichiamo di seguito il testo del Messaggio del Santo Padre Francesco per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato 2019, che si celebrerà il prossimo 29 settembre, sul tema: Non si tratta solo di migranti:

Cari fratelli e sorelle,

la fede ci assicura che il Regno di Dio è già presente sulla terra in modo misterioso (cfr Conc. Ecum. Vat. II, Cost. Gaudium et spes, 39); tuttavia, anche ai nostri giorni, dobbiamo con dolore constatare che esso incontra ostacoli e forze contrarie. Conflitti violenti e vere e proprie guerre non cessano di lacerare l’umanità; ingiustizie e discriminazioni si susseguono; si stenta a superare gli squilibri economici e sociali, su scala locale o globale. E a fare le spese di tutto questo sono soprattutto i più poveri e svantaggiati.

Le società economicamente più avanzate sviluppano al proprio interno la tendenza a un accentuato individualismo che, unito alla mentalità utilitaristica e moltiplicato dalla rete mediatica, produce la “globalizzazione dell’indifferenza”. In questo scenario, i migranti, i rifugiati, gli sfollati e le vittime della tratta sono diventati emblema dell’esclusione perché, oltre ai disagi che la loro condizione di per sé comporta, sono spesso caricati di un giudizio negativo che li considera come causa dei mali sociali. L’atteggiamento nei loro confronti rappresenta un campanello di allarme che avvisa del declino morale a cui si va incontro se si continua a concedere terreno alla cultura dello scarto. Infatti, su questa via, ogni soggetto che non rientra nei canoni del benessere fisico, psichico e sociale diventa a rischio di emarginazione e di esclusione.

Per questo, la presenza dei migranti e dei rifugiati – come, in generale, delle persone vulnerabili – rappresenta oggi un invito a recuperare alcune dimensioni essenziali della nostra esistenza cristiana e della nostra umanità, che rischiano di assopirsi in un tenore di vita ricco di comodità. Ecco perché “non si tratta solo di migranti”, vale a dire: interessandoci di loro ci interessiamo anche di noi, di tutti; prendendoci cura di loro, cresciamo tutti; ascoltando loro, diamo voce anche a quella parte di noi che forse teniamo nascosta perché oggi non è ben vista.

«Coraggio, sono io, non abbiate paura!» (Mt 14,27). Non si tratta solo di migranti: si tratta anche delle nostre paure. Le cattiverie e le brutture del nostro tempo accrescono «il nostro timore verso gli “altri”, gli sconosciuti, gli emarginati, i forestieri […]. E questo si nota particolarmente oggi, di fronte all’arrivo di migranti e rifugiati che bussano alla nostra porta in cerca di protezione, di sicurezza e di un futuro migliore. È vero, il timore è legittimo, anche perché manca la preparazione a questo incontro» (Omelia, Sacrofano, 15 febbraio 2019). Il problema non è il fatto di avere dubbi e timori. Il problema è quando questi condizionano il nostro modo di pensare e di agire al punto da renderci intolleranti, chiusi, forse anche – senza accorgercene – razzisti. E così la paura ci priva del desiderio e della capacità di incontrare l’altro, la persona diversa da me; mi priva di un’occasione di incontro col Signore (cfr Omelia nella Messa per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, 14 gennaio 2018).

«Se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani?» (Mt 5,46). Non si tratta solo di migranti: si tratta della carità. Attraverso le opere di carità dimostriamo la nostra fede (cfr Gc 2,18). E la carità più alta è quella che si esercita verso chi non è in grado di ricambiare e forse nemmeno di ringraziare. «Ciò che è in gioco è il volto che vogliamo darci come società e il valore di ogni vita. […] Il progresso dei nostri popoli […] dipende soprattutto dalla capacità di lasciarsi smuovere e commuovere da chi bussa alla porta e col suo sguardo scredita ed esautora tutti i falsi idoli che ipotecano e schiavizzano la vita; idoli che promettono una felicità illusoria ed effimera, costruita al margine della realtà e della sofferenza degli altri» (Discorso presso la Caritas Diocesana di Rabat, 30 marzo 2019).

«Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto lo vide e ne ebbe compassione» (Lc 10,33). Non si tratta solo di migranti: si tratta della nostra umanità. Ciò che spinge quel Samaritano – uno straniero rispetto ai giudei – a fermarsi è la compassione, un sentimento che non si spiega solo a livello razionale. La compassione tocca le corde più sensibili della nostra umanità, provocando un’impellente spinta a “farsi prossimo” di chi vediamo in difficoltà. Come Gesù stesso ci insegna (cfr Mt 9,35-36; 14,13-14; 15,32-37), avere compassione significa riconoscere la sofferenza dell’altro e passare subito all’azione per lenire, curare e salvare. Avere compassione significa dare spazio alla tenerezza, che invece la società odierna tante volte ci chiede di reprimere. «Aprirsi agli altri non impoverisce, ma arricchisce, perché aiuta ad essere più umani: a riconoscersi parte attiva di un insieme più grande e a interpretare la vita come un dono per gli altri; a vedere come traguardo non i propri interessi, ma il bene dell’umanità» (Discorso nella Moschea “Heydar Aliyev”di Baku, Azerbaijan, 2 ottobre 2016).

«Guardatevi dal disprezzare uno solo di questi piccoli, perché vi dico che i loro angeli nel cielo vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli» (Mt 18,10). Non si tratta solo di migranti: si tratta di non escludere nessuno. Il mondo odierno è ogni giorno più elitista e crudele con gli esclusi. I Paesi in via di sviluppo continuano ad essere depauperati delle loro migliori risorse naturali e umane a beneficio di pochi mercati privilegiati. Le guerre interessano solo alcune regioni del mondo, ma le armi per farle vengono prodotte e vendute in altre regioni, le quali poi non vogliono farsi carico dei rifugiati prodotti da tali conflitti. Chi ne fa le spese sono sempre i piccoli, i poveri, i più vulnerabili, ai quali si impedisce di sedersi a tavola e si lasciano le “briciole” del banchetto (cfr Lc 16,19-21). «La Chiesa “in uscita” […] sa prendere l’iniziativa senza paura, andare incontro, cercare i lontani e arrivare agli incroci delle strade per invitare gli esclusi» (Esort. ap. Evangelii gaudium, 24). Lo sviluppo esclusivista rende i ricchi più ricchi e i poveri più poveri. Lo sviluppo vero è quello che si propone di includere tutti gli uomini e le donne del mondo, promuovendo la loro crescita integrale, e si preoccupa anche delle generazioni future.

«Chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti» (Mc 10,43-44). Non si tratta solo di migranti: si tratta di mettere gli ultimi al primo posto. Gesù Cristo ci chiede di non cedere alla logica del mondo, che giustifica la prevaricazione sugli altri per il mio tornaconto personale o quello del mio gruppo: prima io e poi gli altri! Invece il vero motto del cristiano è “prima gli ultimi!”. «Uno spirito individualista è terreno fertile per il maturare di quel senso di indifferenza verso il prossimo, che porta a trattarlo come mero oggetto di compravendita, che spinge a disinteressarsi dell’umanità degli altri e finisce per rendere le persone pavide e ciniche. Non sono forse questi i sentimenti che spesso abbiamo di fronte ai poveri, agli emarginati, agli ultimi della società? E quanti ultimi abbiamo nelle nostre società! Tra questi, penso soprattutto ai migranti, con il loro carico di difficoltà e sofferenze, che affrontano ogni giorno nella ricerca, talvolta disperata, di un luogo ove vivere in pace e con dignità» (Discorso al Corpo Diplomatico, 11 gennaio 2016). Nella logica del Vangelo gli ultimi vengono prima, e noi dobbiamo metterci a loro servizio.

«Io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza» (Gv 10,10). Non si tratta solo di migranti: si tratta di tutta la persona, di tutte le persone. In questa affermazione di Gesù troviamo il cuore della sua missione: far sì che tutti ricevano il dono della vita in pienezza, secondo la volontà del Padre. In ogni attività politica, in ogni programma, in ogni azione pastorale dobbiamo sempre mettere al centro la persona, nelle sue molteplici dimensioni, compresa quella spirituale. E questo vale per tutte le persone, alle quali va riconosciuta la fondamentale uguaglianza. Pertanto, «lo sviluppo non si riduce alla semplice crescita economica. Per essere autentico sviluppo, deve essere integrale, il che vuol dire volto alla promozione di ogni uomo e di tutto l’uomo» (S. Paolo VI, Enc. Populorum progressio, 14).

«Così dunque voi non siete più stranieri né ospiti, ma siete concittadini dei santi e familiari di Dio» (Ef 2,19). Non si tratta solo di migranti: si tratta di costruire la città di Dio e dell’uomo. In questa nostra epoca, chiamata anche l’era delle migrazioni, sono molte le persone innocenti che cadono vittime del “grande inganno” dello sviluppo tecnologico e consumistico senza limiti (cfr Enc. Laudato si’, 34). E così si mettono in viaggio verso un “paradiso” che inesorabilmente tradisce le loro aspettative. La loro presenza, a volte scomoda, contribuisce a sfatare i miti di un progresso riservato a pochi, ma costruito sullo sfruttamento di molti. «Si tratta, allora, di vedere noi per primi e di aiutare gli altri a vedere nel migrante e nel rifugiato non solo un problema da affrontare, ma un fratello e una sorella da accogliere, rispettare e amare, un’occasione che la Provvidenza ci offre per contribuire alla costruzione di una società più giusta, una democrazia più compiuta, un Paese più solidale, un mondo più fraterno e una comunità cristiana più aperta, secondo il Vangelo» (Messaggio per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato 2014).

Cari fratelli e sorelle, la risposta alla sfida posta dalle migrazioni contemporanee si può riassumere in quattro verbi: accogliere, proteggere, promuovere e integrare. Ma questi verbi non valgono solo per i migranti e i rifugiati. Essi esprimono la missione della Chiesa verso tutti gli abitanti delle periferie esistenziali, che devono essere accolti, protetti, promossi e integrati. Se mettiamo in pratica questi verbi, contribuiamo a costruire la città di Dio e dell’uomo, promuoviamo lo sviluppo umano integrale di tutte le persone e aiutiamo anche la comunità mondiale ad avvicinarsi agli obiettivi di sviluppo sostenibile che si è data e che, altrimenti, saranno difficilmente raggiunti.

Dunque, non è in gioco solo la causa dei migranti, non è solo di loro che si tratta, ma di tutti noi, del presente e del futuro della famiglia umana. I migranti, e specialmente quelli più vulnerabili, ci aiutano a leggere i “segni dei tempi”. Attraverso di loro il Signore ci chiama a una conversione, a liberarci dagli esclusivismi, dall’indifferenza e dalla cultura dello scarto. Attraverso di loro il Signore ci invita a riappropriarci della nostra vita cristiana nella sua interezza e a contribuire, ciascuno secondo la propria vocazione, alla costruzione di un mondo sempre più rispondente al progetto di Dio.

È questo l’auspicio che accompagno con la preghiera invocando, per intercessione della Vergine Maria, Madonna della Strada, abbondanti benedizioni su tutti i migranti e i rifugiati del mondo e su coloro che si fanno loro compagni di viaggio.

Dal Vaticano, 27 maggio 2019

FRANCESCO

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IL PERDONO DI ASSISI

 1 Agosto

INIZIO del perdono di Assisi

 

Ore 9.00   –  Adorazione Eucaristica

Ore 11.00 –  Santa Messa

Ore 11.30  – Santo Rosario

Ore 12.00 Le preghiere necessarie per ottenere l’indulgenza plenaria e venerazione della reliquia di San Francesco.

 

CONFESSIONI

Dalle ore 9.00 alle 11.00

Dalle ore 15.00 alle 18.00

Dalle ore 21.00 alle 22.30

 

2 Agosto

FESTA DI S. MARIA DEGLI ANGELI IN PORZIUNCOLA

Il perdono di Assisi

SS. MESSE: ore 8.00, ore 11.00, ore 18.00

 

Consigliamo di fare la S. Confessione per il perdono nei giorni precedenti alla festa o il 1.08.2019 nel orario indicato sopra. 

 

Non aspettare fino alla Festa !!!

 

 

IL PERDONO DI ASSISI

COME OTTENERE L’INDULGENZA PLENARIA DEL PERDONO DI ASSISI

(Per sé o per un defunto)

Dal mezzogiorno del primo agosto alla mezzanotte del giorno seguente (2 agosto), si può lucrare una volta sola l’indulgenza plenaria.

CONDIZIONI RICHIESTE:

1 – Visita, entro il tempo prescritto, a una chiesa Francescana o Cattedrale o Parrocchiale o ad altra che ne abbia l’indulto e recita del “Padre Nostro” (per riaffermare la propria dignità di figli di Dio, ricevuta nel Battesimo) e del “Credo” (con cui si rinnova la propria professione di fede).

2 – Confessione Sacramentale per essere in Grazia di Dio (negli otto giorni precedenti o seguenti).

3 – Partecipazione alla Santa Messa e Comunione Eucaristica.

4 – Una preghiera secondo le intenzioni del Papa (almeno un “Padre Nostro” e un’“Ave Maria” o altre preghiere a scelta), per riaffermare la propria appartenenza alla Chiesa, il cui fondamento e centro visibile di unità è il Romano Pontefice.

5 – Disposizione d’animo che escluda ogni affetto al peccato, anche veniale.

Le condizioni di cui ai nn. 2, 3 e 4 possono essere adempiute anche nei giorni precedenti o seguenti quello in cui si visita la chiesa; tuttavia è conveniente che la Santa Comunione e la preghiera secondo le intenzioni del Papa siano fatte nello stesso giorno in cui si compie la visita.

L’INDULGENZA: che cosa è?

I peccati non solo distruggono o feriscono la comunione con Dio, ma compromettono anche l’equilibrio interiore della persona e il suo ordinato rapporto con le creature. Per un risanamento totale, non occorrono solo il pentimento e la remissione delle colpe, ma anche una riparazione del disordine provocato, che di solito continua a sussistere. In questo impegno di purificazione il penitente non è isolato. Si trova inserito in un mistero di solidarietà, per cui la santità di Cristo e dei santi giova anche a lui. Dio gli comunica le grazie da altri meritate con l’immenso valore della loro esistenza, per rendere più rapida ed efficace la sua riparazione. La Chiesa ha sempre esortato i fedeli a offrire preghiere, opere buone e sofferenze come intercessione per i peccatori e suffragio per i defunti. Nei primi secoli i Vescovi riducevano ai penitenti la durata e il rigore della penitenza pubblica per intercessione dei testimoni della fede sopravvissuti ai supplizi. Progressivamente è cresciuta la consapevolezza che il potere di legare e sciogliere, ricevuto dal Signore, include la facoltà di liberare i penitenti anche dei residui lasciati dai peccati già perdonati, applicando loro i meriti di Cristo e dei santi, in modo da ottenere la grazia di una fervente carità. I pastori concedono tale beneficio a chi ha le dovute disposizioni interiori e compie alcuni atti prescritti. Questo loro intervento nel cammino penitenziale è la concessione dell’indulgenza.

(C.E.l. – Catechismo degli adulti, n. 710)

COME SAN FRANCESCO CHIESE ED OTTENNE
L’INDULGENZA DEL PERDONO

Una notte dell’anno del Signore 1216, Francesco era immerso nella preghiera e nella contemplazione nella chiesetta della Porziuncola, quando improvvisamente dilagò nella chiesina una vivissima luce e Francesco vide sopra l’altare il Cristo rivestito di luce e alla sua destra la sua Madre Santissima, circondati da una moltitudine di Angeli. Francesco adorò in silenzio con la faccia a terra il suo Signore! Gli chiesero allora che cosa desiderasse per la salvezza delle anime. La risposta di Francesco fu immediata: “Signore, benché io sia misero e peccatore, ti prego che a tutti quanti, pentiti e confessati, verranno a visitare questa chiesa, conceda ampio e generoso perdono, con una completa remissione di tutte le colpe”. “Quello che tu chiedi, o frate Francesco, è grande – gli disse il Signore -, ma di maggiori cose sei degno e di maggiori ne avrai. Accolgo quindi la tua preghiera, ma a patto che tu domandi al mio Vicario in terra, da parte mia, questa indulgenza”. E Francesco si presentò subito al Pontefice Onorio III che in quei giorni si trovava a Perugia e con candore gli raccontò la visione avuta. Il Papa lo ascoltò con attenzione e dopo qualche difficoltà dette la sua approvazione. Poi disse: “Per quanti anni vuoi questa indulgenza?”. Francesco scattando rispose: “Padre Santo, non domando anni, ma anime”. E felice si avviò verso la porta, ma il Pontefice lo chiamò: “Come, non vuoi nessun documento?”. E Francesco: “Santo Padre, a me basta la vostra parola! Se questa indulgenza è opera di Dio, Egli penserà a manifestare l’opera sua; io non ho bisogno di alcun documento: questa carta deve essere la Santissima Vergine Maria, Cristo il notaio e gli Angeli i testimoni”. E qualche giorno più tardi, insieme ai Vescovi dell’Umbria, al popolo convenuto alla Porziuncola, disse tra le lacrime: “Fratelli miei, voglio mandarvi tutti in Paradiso!”.

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FESTA DI SANT’ANTONIO

     GRANDE TREDICINA

 DAL 31 MAGGIO AL 12 GIUGNO ALLE ORE 17.30

 

 

P R O C E S S I O N E

con la statua del Santo per le vie della nostra Città

 12 giugno 2019

ore 21.00

 

MERCATINO DI SANT’ANTONIO

 nel piazzale adiacente alla chiesa

inizio ore 16.00

 

GIORNO DEL SANTO 

 13 giugno 2019

 

Abbiamo l’onore di poter accogliere alla Festa

il nostro Sacerdote Novello!

 PADRE FABIANO OFM

 

ore 8.00 – S. Messa con la benedizione dei gigli e del pane di Sant’Antonio.

Alla fine della Santa Messa seguirà la benedizione da parte di Padre Fabiano con l’indulgenza plenaria.

 

ore 11.00 – S. Messa con la benedizione dei bambini e del pane. La celebrazione sarà presieduta da Padre Livio – Vicario Provinciale.

Alla fine della Santa Messa seguirà la benedizione da parte di Padre Fabiano con l’indulgenza plenaria.

 

Aspettiamo tutti i bambini !

Dopo la S. Messa – Rinfresco Antoniano – tutti i presenti sono invitati !!!

 

ore 18.00  – S. Messa con la benedizione dei gigli, del pane.

Alla fine della Santa Messa seguirà la benedizione da parte di Padre Fabiano con l’indulgenza plenaria.

Animerà la liturgia la Corale Chiancianese.

 

 

                                                                      La Comunità Francescana di Chianciano Terme

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VIA CRUCIS ogni Venerdì alle ore 17.30

VI INVITIAMO OGNI VENERDI’ DELLA QUARESIMA ALLE ORE 17.30

La Via Crucis (dal latino, Via della Croce, detta anche Via Dolorosa) è un rito cristiano della Chiesa Cattolica e della Chiesa Anglicana, con cui si ricostruisce e commemora il percorso doloroso di Cristo che si avvia alla crocifissione sul Golgota. Alcuni fanno risalire la storia di questa devozione alle visite di Maria, madre di Gesù, presso i luoghi della Passione a Gerusalemme, ma la maggior parte degli storici riconosce l’inizio di essa a Francesco d’Assisi o alla tradizione francescana. Originariamente la vera Via Crucis comportava la necessità di recarsi materialmente in visita presso i luoghi dove Gesù aveva sofferto ed era stato messo a morte. Dal momento che un tale pellegrinaggio era impossibile per molti, la rappresentazione delle stazioni nelle chiese rappresentò un modo di portare idealmente a Gerusalemme ciascun credente. Tale pratica popolare venne diffusa dai pellegrini di ritorno dalla Terrasanta e principalmente dai Minori Francescani che avevano la custodia dei Luoghi Santi di Palestina. Inizialmente la Via Crucis come serie di quattordici “quadri” si diffonde in Spagna nella prima metà del XVII sec. e venne istituita esclusivamente nelle chiese dei Minori Osservanti e Riformati. Nel 1731 Clemente XII estese la facoltà di istituire la Via Crucis anche nelle altre chiese. Uno dei maggiori ideatori e propagatori della Via Crucis fu San Leonardo da Porto Maurizio, frate minore francescano che ne creò personalmente alcune centinaia.

 

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CORSO PER LETTORI NELLA LITURGIA

Un breve percorso per sensibilizzare e realizzare in un modo migliore, un servizio importante nella liturgia. Si svolgerà in cinque incontri ( cinque vederdì di Quaresima ).

Il primo appuntamento è venerdì 8 marzo 2019 alle ore 21 presso la sacrestia del Santuario S. Antonio a Chianciano. 

 Speriamo di essere numerosi !

LA FORMAZIONE DEL LETTORE LITURGICO

Da: Concilio Vaticano II, Costituzione Liturgica, Sacrosanctum Concilium: Bisogn che [i lettori]
siano educati con cura… allo spirito liturgico, e siano formati a svolgere la propria parte secondo le
norme stabilite” (29)

Da: Ordinamento Generale del Messale romano (2002)
(101/66)) Se manca il lettore istituito, altri laici, che però siano adatti a svolgere questo compito e
ben preparati, siano incaricati a proclamare le letture della Sacra Scrittura, affinché i fedeli
maturino nel loro cuore, ascoltando le divine letture, un soave e vivo amore della sacra Scrittura.

Da: Premesse all’Ordinamento delle Letture della Messa (1981)
(55) «… È necessario che i lettori incaricati di tale ufficio, anche se non ne hanno ricevuto
l’istituzione, siano veramente idonei e preparati con impegno».
Questa preparazione deve essere soprattutto spirituale; ma è anche necessaria quella
propriamente tecnica.
La preparazione spirituale suppone almeno una duplice formazione: quella biblica e quella
liturgica.
La formazione biblica deve portare i lettori a saper inquadrare le letture nel loro contesto e a
cogliere il centro dell’annunzio rivelato alla luce della fede.
La formazione liturgica deve comunicare ai lettori una certa facilità nel percepire il senso e la
struttura della liturgia della parola e le motivazioni del rapporto fra la liturgia della parola e la
liturgia eucaristica.
La preparazione tecnica deve rendere i lettori sempre più idonei all’arte di leggere in pubblico,
sia a voce libera, sia con l’aiuto dei moderni strumenti di amplificazione.

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L’IMPORTANZA DELLA DOMENICA

AVVISO

La fraternità dell’ordine francescano secolare di Chianciano Terme, insieme ai frati custodi del Santuario S. Antonio, invitano a partecipare ad una serie di incontri sulla lettera pastorale “Il Giorno del Signore”, scritta dal nostro Vescovo Mons. Manetti  e rivolta a tutti i fedeli della Diocesi.

Il tema della Lettera è estremamente importante e riguarda tutti i cristiani, per questo sentiamo la necessità di una lettura comunitaria e di una condivisione.

Durante gli incontri leggeremo assieme la lettera e la commenteremo; ciascuno potrà esprimere le proprie riflessioni, spunti suggeriti dalla lettura, eventuali difficoltà incontrate e, auspichiamo, trarne le buone conclusioni da concretizzare nel quotidiano.

L’invito è aperto a tutti; il secondo appuntamento è sabato 9 marzo 2019 alle ore 19 presso la sacrestia del Santuario S. Antonio a Chianciano.

Speriamo di essere numerosi, per dare così testimonianza di una Chiesa locale viva e pronta all’ascolto delle parole del suo Pastore.

 

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