Sant’Antonio

SDSA143     Sant’Antonio è nato in Portogallo, a Lisbona, nel 1195. Una tradizione barocca indica la data del 15 agosto. Era figlio dei nobili Martino de’ Buglioni e donna Maria Taveira; la loro casa distava pochi metri dalla cattedrale. A quel fonte battesimale gli fu imposte il nome di Fernando. I primi anni di formazione li trascorse sotto la colta guida dei canonici del Duomo. Tra i suoi compagni di studi, vi erano anche ragazzi già orientati alla scelta del sacerdozio. Molto probabilmente anche da qui nacque ľaspirazione del giovane Fernando a scegliere il servizio sacerdotale. Ma soprattutto furono la mediocrità morale, la superficialità e la corruzione della società a spingerlo ad entrare nel monastero di Săo Vicente, fuori le mura di Lisbona, per vivere ľideale evangelico senza compromessi.

     Fu accolto da una comunità di canonici regolari di sant’Agostino.

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Bez nazwy     Verso la fine delľestate del 1220 Fernando chiese ed ottenne di lasciare i Canonici regolari di sant’Agostino per abbracciare ľideale francescano. Non è certo se abbia conosciuto personalmente i primi francescani approdati in terra lusitana.

     La richiesta da parte di Fernando di entrare a far parte dei seguaci di Francesco d’Assisi matura in previsione di una forte vocazione alla missione e, in particolare, al martirio di sangue.

     Nel settembre 1220, Fernando lascia i bianchi panni di agostiniano per rivestirsi della grezza tunica di bigello e una corda ai fianchi.

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SDSA130     Per ľoccasione, abbandona anche il vecchio nome di battesimo per assumere quello di Antonio, ľeremita egiziano titolare del romitorio di Santo Antao dos Olivăis presso cui vivevano i francescani. Dopo un breve periodo di studio della regola francescana, Antonio parte alla volta del Marocco. Antonio non poté dare corso al suo progetto di predicazione del Vangelo ai musulmani, perché fortemente condizionato da una non meglio specificata malattia tropicale. Per recuperare almeno in parte la salute, decise di ritornare in patria, senza però abbandonare il suo ideale di martirio.

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SDSA131     In compagnia di Graziano da Bagnacavallo e d’altri confratelli romagnoli, Antonio arriva a Montepaolo nel giugno 1221.

     Le sue giornate trascorrevano in preghiera, meditazione e umile servizio ai confratelli.

     Nella sua fervida dedizione alla penitenza stremò tanto la sua fragile salute con i digiuni, le veglie, le flagellazioni, che più d’una volta, al suono della campanella che lo chiamava alle riunioni, vacillava e stava per cascare, se non fosse stato sorretto da premurosi confratelli.

     Antonio si accorse che i suoi fratelli d’ideale coniugavano preghiera e servizio reciproco. Lui, che contributo poteva portare? Ne parlò con il “guardiano”. Conclusero che egli avrebbe tenuto pulite le povere stoviglie di cucina e spazzato la casa.

     Sant’Antonio rimase a Montepaolo fino alla Pentecoste (22 maggio) o al massimo fino a settembre dello stesso anno.

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SDSA134     Nel settembre 1222 si tenevano a Forlì le ordinazioni sacerdotali di religiosi domenicani e francescani. Prima che il drappello degli ordinandi si recasse nella cattedrale cittadina per ricevere gli ordini sacri dal vescovo Alberto, si era soliti rivolgere un sermone ai candidati. Ma nessuno era stato incaricato preventivamente e pertanto nessuno dei sacerdoti domenicani o minori presenti si era preparato. Arrivato il momento di prendere la parola in pubblico, tutti ricusarono d’improvvisare l’esortazione di circostanza. Di fronte alle insistenze del superiore piegò il capo e prese serenamente la parola. Man mano che il discorso si dipanava in sonante latino, le espressioni si facevano più calde e suadenti, originali ed emozionanti. Egli rivelava, sia pur contro voglia, la profonda cultura biblica, la coinvolgente spiritualità. Commozione, esultanza, soprattutto stupore dell’uditorio. Ma ormai tutti gli occhi erano puntati sul fraticello portoghese, obliato eremita, che in maniera così impensata era proposto al centro dell’attenzione della sua fraternità. S. Antonio inizia così la sua missione di predicatore in Romagna.

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SDSA135     Antonio ricevette ľincarico di predicatore. Fu sempre in contatto con le popolazioni e ne condivise ľumile esistenza; alternò alla catechesi ľopera di pacificatore, d’insegnante di scienza sacra, di confessore e, nelle zone infestate dalľeresia, dovette affrontare gli eterodossi in confronti pubblici e privati, sostenuto dalla sua forte cultura teologica e dalla sua instancabile bontà.

     In nove anni percorse le strade d’Italia e di Francia e raccolse ad ascoltarlo folle immense. Antonio cominciò il suo apostolato nella provincia francescana di Romagna, che comprendeva quasi tutta ľItalia settentrionale; dovette quindi gestire un territorio molto ampio e travagliato da numerosi movimenti eretici.

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SDSA141     Si recò prima a Rimini, dove alľepoca prosperava una comunità catara; riuscì a ricondurre molti eretici alľortodossia e a confermare nella fede i credenti. Fonti tarde ambientano colà ľepisodio prodigioso della predica ai pesci: il missionario francescano, respinto e schernito dagli eretici, cominciò a predicare ai pesci che affiorarono numerosissimi ad ascoltare la parola di Dio. Probabilmente è solo una leggenda, ma è anche simbolo poetico della fede incrollabile di Antonio.

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SDSA144     Alla fine del 1223 – o agli inizi del ’24 – il Santo si trovava a Bologna, che era a quel tempo il secondo centro universitario della Cristianità, dopo Parigi. Qui egli ricevette da San Francesco, oltre ľincarico di predicare al popolo, ľapprovazione alľapertura di una scuola di teologia: venne così inaugurato il primo Studium francescano e Antonio fu il primo professore di teologia delľOrdine dei Minori.

     Verso la fine del 1224 Antonio venne inviato nella Francia meridionale, forse su richiesta dello stesso pontefice per tentare di arginare la dilagante eresia albigese. Già molti religiosi – cistercensi, domenicani, francescani – erano impegnati in una grande missione nelľAlbigese e avevano dato il meglio di sé in quelľopera di conciliazione. Tra essi emersero la figura e ľazione di Antonio. Fu predicatore e maestro di teologia a Montpellier, importante centro universitario e baluardo delľortodossia cattolica. Si spostò poi ad Arles, dove fu riunito il capitolo provinciale di Provenza: qui, mentre Antonio stava tenendo un sermone, apparve alľuditorio San Francesco, in atto di benedire i suoi frati. Ľavvenimento, misterioso e impressionante – Francesco si trovava infatti in Italia – cinse di un alone di soprannaturale il missionario. Insegnò anche a Tolosa, dove affrontò in dispute pubbliche e discussioni private gli albigesi, nel tentativo di ricondurli al Cattolicesimo.

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SDSA139     Al soggiorno tolosano viene riferito il miracolo del mulo che adora ľEucaristia. Fece ritorno in Italia nel 1227 e gli fu nuovamente affidata la provincia di Romagna. Come provinciale Antonio doveva visitare periodicamente tutti i conventi della sua giurisdizione; di conseguenza in questi anni non fece che spostarsi da una città alľaltra nel vasto territorio delľItalia settentrionale: ormai i frati avevano cominciato a costruire conventi e a organizzarsi secondo le regole della vita monastica. Esistevano conventi a Milano, Venezia, Vicenza, Verona, Ferrara – Dove avvenne il miracolo delľinfante che proclama ľinnocenza della madre – e a Trento, Brescia, Cremona e Varese. Come residenza – provvisoria, dato il suo continuo viaggiare – Antonio scelse il convento da Padova. In questo periodo si possono collocare alcuni tra i più celebri miracoli del Santo.

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SDSA145     La predicazione antoniana a Padova raccolse un consenso irrefrenabile: nessuna chiesa fu sufficiente ad accogliere la folla accorrente e in seguito neppure le piazze bastarono più. Fu quindi necessario uscire in campagna dove il Santo, dotato di una voce stentorea, dedicava tutto il proprio tempo e le proprie energie alla popolazione: predicazione e confessioni lo portavano spesso al termine della giornata senza aver toccato cibo. Anche per questo motivo le dimissioni dal provincialato furono accettate: il suo stato fisico non gli consentiva di occuparsi di una zona tanto vasta. Nel 1231, a maggio inoltrato, Antonio decise di lasciare Padova e spostarsi in campagna, per non distogliere i contadini dal loro lavoro e per prendersi un po’ di riposo dopo tre mesi di durissimo impegno quotidiano. Si trasferì a Camposampiero accompagnato da due frati, ľinseparabile Luca Belludi e fra Ruggero. Fu ospitato dalľamico conte Tiso. Su richiesta di Antonio provvide affinché gli venisse costruita una cella su di un grande noce nelle vicinanze del convento, per pregare in solitudine; ben presto però, gruppi sempre più numerosi di fedeli si radunarono sotto il noce per vedere e ascoltare Antonio. A sera rientrava nelľeremo che Tiso aveva donato ai francescani. Durante questo soggiorno una tradizione locale pone la Visione di Gesù Bambino, che altre testimonianze collocano in Francia. Il fenomeno sovrumano può anche essersi ripetuto, dal momento che il Santo aveva speciali contatti con la realtà celeste. Le fonti narrano che una sera Tiso, mentre si recava nella stanza del Santo, vide sprigionarsi dalľuscio socchiuso un intenso splendore. Pensò con spavento che si trattasse di un incendio, ma quando spalancò la porta si trovò spettatore di una scena prodigiosa: Antonio stringeva tra le braccia Gesù Bambino. Scomparsa la visione, il Santo si accorse della presenza del conte e lo pregò di non farne parola con nessuno. Solo dopo la morte di Antonio Tiso raccontò quel che aveva visto.

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SDSA148     Nella tarda primavera del 1231, Antonio fu colto da malore. Deposto su un carro trainato da buoi venne trasportato a Padova, dove aveva chiesto di poter morire.Giunto però all’Arcella, un borgo della periferia della città la morte lo colse. Spirò mormorando: “Vedo il mio Signore”. Era il 13 giugno. Aveva 36 anni.

     Il Santo venne sepolto a Padova, nella chiesetta di santa Maria Mater Domini, il rifugio spirituale del Santo nei periodi di intensa attività apostolica. Un anno dopo la morte la fama dei tanti prodigi compiuti convinse Gregorio IX a bruciare le tappe del processo canonico e a proclamarlo Santo. La chiesa ha reso giustizia alla sua dottrina, proclamandolo nel 1946 “dottore della chiesa universale”.

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SDSA149     Al termine dei festosi funerali, il corpo del Santo venne sepolto nella chiesetta del conventino francescano della città; probabilmente non interrato, ma anzi un po’ sopraelevato, in maniera che i devoti, sempre più frequenti e numerosi, potessero vederne e toccarne l’arca-tomba. La più importante traslazione avvenne nel 1263, quando, terminata una fase decisiva della costruzione della nuova chiesa, si procedette a trasferirvi il venerato corpo. S. Bonaventura da Bagnoregio, allora superiore generale dei francescani, presiedette la cerimonia.

     Nell’esaminare i sacri resti, prima di riporli in una nuova cassa di legno, si accorse che la lingua del Santo era rimasta incorrotta. A tale scoperta Bonaventura esclamò: “O lingua benedetta, che sempre hai benedetto il Signore e ľhai fatto benedire dagli altri, ora si manifestano a tutti i grandi meriti che hai acquistato presso Dio”.

     In quelľoccasione ľarca con i resti mortali del Santo venne collocata probabilmente al centro del transetto, sotto ľattuale cupola conica (delľAngelo), davanti al presbiterio. Un’altra traslazione sicura avvenne nel 1310, allorché ultimata la nuova cappella dedicata al Santo, alľestremità sinistra del transetto, le sacre spoglie vi furono solennemente trasportate.

     Un ultimo probabile temporaneo trasloco si ebbe agli inizi del ‘500, quando venne demolita la cappella gotica del Santo, per far posto alla nuova cappella rinascimentale, inaugurata, seppure incompiuta, nel 1532.

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